Come l'AI impatta sul lavoro

Come l’AI impatta sul lavoro

Dirmi qualcosa come “l’AI sostituirà i copywriter” e la risposta sarà sempre la stessa; ne ho già scritto altrove. 

Qui voglio fare una cosa diversa: aprire il cofano e mostrare cosa faccio davvero, ogni giorno, quando lavoro con l’AI, “la cassetta degli attrezzi”: che strumenti e tool si usano e come, per portare alla luce progetti che possano performare e far crescere una community.

Cosa troverai in questo articolo:

C’è un modo di lavorare con l’AI che uso quasi ogni giorno, e che vedo crescere anche in altre professioni ed esperti, ma di cui non si parla granché; ti faccio alcuni esempi.

L’utilizzo per il confronto delle fonti: non chiedo mai “cosa ne pensi”. Le metto una di fronte all’altra, tre insieme se serve, e chiedo dove sono in disaccordo. Il disaccordo è il punto, non l’opinione.

Un ulteriore strumento che uso nella pratica: l’articolo lungo mi convince, non lo lascio lì. 

Gli chiedo di farlo diventare tre cose diverse: un post LinkedIn, una domanda per la newsletter, una headline per un pezzo; ma la trasformazione grezza è tutto quello che delego. Cosa vale davvero la pena riadattare, e come, lo decido io.

E infine c’è la parte che uso meno per produrre e più per tenere d’occhio: chiedo all’AI di segnalarmi i pattern che da solo non avrei il tempo di notare, quali temi tornano, quali fonti si ripetono, cosa la community sta già dicendo prima ancora che io scriva.

  1. Ricerca preliminare su un argomento che non conosco a fondo
  2. Prime bozze di struttura, da riscrivere quasi sempre, ma utili per non partire dal foglio bianco. 
  3. Varianti di headline, quando ne servono dieci per scegliere la prima buona. 
  4. O ancora, le parti grafiche che non riesco a creare da solo con i miei strumenti e le mie capacità oppure immagini di base da cui partire con le modifiche.
  5. Infine, non certo per importanza, la rilettura preliminare di bozze complesse, per individuare ripetizioni o incongruenze che, a forza di guardare lo stesso testo, non vedo più.

Delegare questo non è una scorciatoia. È gestione del tempo: libera ore per le parti del lavoro che richiedono davvero me, non un algoritmo.

  • La scelta dell’angolo: di tutto quello che potrei dire su un argomento, cosa conta davvero per questo pubblico, in questo momento? Questa decisione non si delega, perché richiede di conoscere il contesto reale del cliente o del progetto, non solo i dati che lo riguardano.
  • Il tono per un cliente specifico, soprattutto quando è un tono che si è costruito nel tempo, articolo dopo articolo, e che un’AI può imitare solo se le fornisco esempi precisi, mai inventati da zero.
  • La decisione finale su cosa pubblicare e quando. Quella resta sempre mia.

Tutto quello che sta nel mezzo, lo studio approfondito, può solo partire da un riassunto AI, magari linkando le fonti più attendibili per un argomento.

La scrittura, il cuore di ogni mio lavoro, l’idea, la scintilla umana, sono cose che l’algoritmo non sostituisce: può assemblare, rimescolare, ricreare cose esistenti, ma quello che ho visto fino a oggi non assomiglia a un’innovazione vera. 

Un task specifico, tipo la ricerca di fonti per un articolo, di cui non padroneggio la materia, o la generazione di varianti di titoli o grafiche per un pezzo o immagini per Otakugate, dove il tempo risparmiato è stato evidente e concreto.

Infine, nella schematizzazione, come supporto alla creatività, c’è un fiume in piena di creatività: avere dei guardrail che possano mantenere il punto e darti la giusta direzione è fondamentale; se usata in maniera consapevole e come supporto, come strumento, l’Ai è un aiuto indispensabile.

Non sempre l’AI fa risparmiare tempo. Alcune volte succede l’opposto.

Ad esempio, quando l’output AI sembrava pronto ma richiedeva così tante correzioni che sarebbe stato più rapido scrivere da zero, oppure un brief troppo vago può generare o ricercare fonti o dati fuori dal nostro target.

Non ti prometto che in questo sito troverai le direttive per il giusto equilibrio l’utilizzo dell’Ai, io stesso imparo ogni giorno di più su questo mondo e sulle sue potenzialità e pericoli, non credo esista un equilibrio perfetto, ma riconosco che il rapporto con l’AI nel proprio lavoro si aggiorna continuamente, mese dopo mese, mano a mano che lo strumento cambia e che tu capisci meglio dove ti serve davvero.