Audience reale
Quando crei un progetto, che sia un articolo B2B o una creazione personale, c’è sempre “IL MOMENTO” in cui hai aperto per la prima volta le analytics; per ora parliamo del progetto personale.
Chi raggiungi vs chi vorresti raggiungere
Otakugate, all’inizio ti aspetti di vedere un certo tipo di pubblico: magari pensavi a follower fedeli, gente che ti segue da tempo, ma invece quello che ho trovato è stato qualcosa di completamente diverso…
Persone che arrivano una volta, cercando qualcosa di specifico, e probabilmente non torneranno se non per cercare qualcosa d’altrettanto specifico sul tuo profilo.
In quest’articolo troverai
Cosa significa “audience reale” (e perché sorprende sempre)
L’audience reale non è chi vorresti raggiungere. Bensì si tratta di chi sta effettivamente leggendo, guardando, seguendo quello che pubblichi, in questo momento, con i suoi comportamenti reali e non quelli che immagini, non proiezioni o ambizioni, ma una fotografia cruda della realtà.
La sorpresa più comune, quando inizi a guardare i dati con attenzione, è scoprire che il pubblico non corrisponde affatto all’immagine che ti eri fatto in testa.
Il caso Otakugate: dove arriva davvero il pubblico
Su Otakugate, guardando i dati TikTok degli ultimi 6 mesi, quasi il 58% del traffico arriva da chi sta cercando attivamente qualcosa, non da chi sta semplicemente scrollando il “Per Te”.
Questo, nella maggior parte dei casi, significa che non atterra su un mio contenuto per la viralità, che non è tra le fonti di traffico sui contenuti: è la ricerca specifica di qualcosa che già stanno guardando.
Su Instagram il pattern si ripete: quasi tre visualizzazioni su quattro arrivano da chi non mi segue ancora.
Non è un pubblico fedele che torna, è un pubblico che scopre, una volta, qualcosa che stava già cercando.
Come il dato ha cambiato le scelte editoriali
Da quando ho compreso che la maggior parte del pubblico arriva da chi cerca, ho iniziato a pensare ai contenuti come risposte a domande specifiche come ad esempio: “Quale anime guardare se ti piace quest’altro?” piuttosto che come contenuti pensati per chi già mi seguisse.
Oppure ho inventato format ricorrenti per Otakugate, che fossero d’uguale interesse sia per chi atterrava per la prima volta sulla pagina che per chi tornava dopo un primo sguardo e tornava per interesse; come: Guess the Anime, News della Settimana, Indeciso su cosa guardare?
Il caso Xeud: l’audience che si è già fidelizzata
Su Xeud Italia la dinamica è opposta. La community, 50.000+ follower su Instagram, non sta scoprendo qualcosa di nuovo ogni volta: torna, perché sa già cosa aspettarsi, conosce cosa verrà pubblicato, si aspetta un certo tipo di contenuti, di qualità del contenuto.
Qui la domanda da farsi non è “come faccio scoprire questo contenuto a chi non mi conosce”, ma “come mantengo la fiducia di chi mi conosce già, senza diventare prevedibile fino ad annoiare”.
Due logiche di audience completamente diverse. Stesso identico metodo per analizzarle: guardare da dove arrivano davvero le persone, non da dove vorresti che arrivassero.
Come si legge il dato senza illudersi
Non basta guardare i numeri assoluti. Mille visualizzazioni che arrivano tutte da chi ti segue già raccontano una storia.
Mille visualizzazioni che arrivano da chi non ti ha mai visto prima sono il preludio di una nuova avventura che sta per iniziare; è completamente diversa.
Il rischio più comune è scrivere per l’audience che vorresti avere, non per quella che hai davvero, ma i dati, quando li guardi con onestà, raramente mentono su questo.
La domanda fondamentale
Prima di chiederti cosa pubblicare, quando e perché, guarda chi sta davvero arrivando; da lì studia una strategia efficace per il tuo pubblico!
E non significa nemmeno dover escludere per forza qualcuno; puoi sempre allargare il raggio, parlare a nuovi segmenti di pubblico, costruire nuovi format.
L’unico limite sei tu, le tue forze e la tua creatività.
Il pubblico, quello vero, lo scoprirai comunque solo guardando chi arriva davvero, non chi vorresti che arrivasse.
