Perché un copywriter nel 2026

Perché un copywriter nel 2026

Questa è una domanda complessa, con una risposta articolata, che spesso viene chiesta in modi diversi. A volte è seguita da affermazioni del tipo: “Ma non basta ChatGPT?” Mentre altre volte viene posta in maniera più sottile: “Con l’AI avete ancora senso voi?”

In questo articolo troverai:

Risposta breve: sì. Risposta lunga: dipende da cosa chiedi all’AI e da cosa chiedi a me.

Non è una domanda che mi spaventa, tutt’altro, è una domanda legittima, e la prendo sul serio, in quanto tale. Però adesso, proviamo a risponderci senza rassicurazioni generiche del tipo “l’AI non sostituirà mai la creatività umana”: frasi vere, forse, ma che non spiegano niente.

Cosa fa davvero l’AI, cosa fa bene

Genera testo in volume, su un’ampia scala la produzione.

È in grado di riassumere, riformulare, adattare il tono in pochi secondi.

Non è il nemico. È uno strumento che uso ogni giorno. Io, per esempio, delego all’AI la prima rilettura di bozze complesse e bozze di struttura, l’esplorazione di varianti di headline, la velocizzazione della ricerca semantica; non si può negare né fase sofismi a riguardo: funziona, ed è onesto dirlo senza imbarazzo.

Cosa non fa l’AI

Quello che non fa è capire perché quel testo, per quel pubblico, in quel momento.

Non ha il brief nella testa, la scintilla originale… Non sa interpretare un brief mal formulato, che è quasi sempre il caso reale, un articolo di riferimento ma senza il dettaglio del punto di vista da utilizzare, un Tone of Voice non ancora definito.

Potresti avere un’idea generale del contenuto, ma nessuna decisione delineata, perché in una fase iniziale della progettazione la sfida più grande di ogni copywriter è produrre contenuti che possano essere compresi e interpretati da soli, senza un ragionamento con il cliente; probabilmente non dà il giusto peso alla sua parte nella comunicazione finale.

L’importanza dell’idea

I brief perfetti non esistono, esistono punti di partenza da completare con domande, ascolto, ipotesi, ragionamento condiviso con il cliente, e solo da lì si parte con la scrittura, non si parte mai dallo scrivere il testo finale… la prima cosa da fare è porsi le domande giuste per strutturare processi che funzionino nel tempo.

L’Ai, ad oggi, non costruisce coerenza su più contenuti nel tempo: genera un pezzo alla volta, bene; ma il piano per decidere perché quel pezzo deve uscire adesso, e non il mese prossimo, beh, quello è un altro livello di lavoro, forse nemmeno lavoro operativo, ma puro pensiero creativo e logica; e in quel campo siamo ancora , chi più chi meno, i detentori del monopolio creativo.

Una volta mi hanno chiesto un pezzo, per la nicchia anime e manga, che affrontasse il passaggio e l’influenza del mondo nipponico e di quello coreano, dal punto di vista della creazione di “manga” e “manwha”; ma magari fosse stato così dettagliato dall’inizio.

Ho dovuto capire io cosa significava per quella redazione nello specifico, in quel momento, per quel pubblico

L’importanza del “fattore umano”

L’AI avrebbe potuto generarmi dieci varianti di “cosa sono i Manwha e perché sono diversi dai manga” in maniera generica; ma per mia sfortuna, nessuna sarebbe stata quella giusta, perché “giusta” non è una proprietà del testo: è una relazione tra il testo e chi lo legge, che io conoscevo e l’AI no.

Sono stati necessari vari tentativi, approfondimenti dell’argomento da parte mia, nonostante conoscessi l’argomento e confronti con il capo redattore, per capire la direzione e lo scope dell’articolo, e nonostante tutto questo lavoro, l’articolo non è ancora online perché non era posizionato nel momento giusto per il PED.

Un testo generato dall’AI può essere corretto, fluente, ottimizzato per la SEO e a volte persino per GEO. Potrà sempre essere utile come strumento di benchmark, supporto, revisione e fact-checking, ma solo se viene impostato per rispondere alle domande giuste.

Il copywriter non è chi scrive. È chi decide cosa vale la pena scrivere e perché.

Su che argomenti soffermarsi, che taglio dare all’articolo, quali sono gli aspetti più rilevanti per il suo pubblico di riferimento: questo è il lavoro invisibile di un copywriter.

Non so come sarà il lavoro del copywriter tra cinque anni, e molto probabilmente se vi stanno dicendo di saperlo è perché da qualche parte c’è un bel tasto colorato per comprare un corso…

So com’è adesso; e con tutto il procedimento e il ragionamento che c’è a monte prima della scrittura, ha ancora senso. 

Forse tra cinque anni risponderò diversamente. Per ora, continuo a scrivere, a studiare, a migliorarmi, perché è l’unico modo che ho per stare bene con me stesso e fare al meglio il mio lavoro.