SEO Copywriting
Il vincolo che diventa metodo
Di solito quando si parla di SEO, molti autori, sembra impallidiscano al solo il suo venire pronunciata, che siano copywriter o scrittori; nonostante questo problema, come in tutte le cose, se utilizzata in maniera corretta può diventare un enorme vantaggio competitivo.
In questo articolo troverai:
Cosa guida la Scrittura
Provocare l’orticaria ad uno scrittore, specialmente se poco flessibile, utilizzando queste argomentazioni è molto semplice, devo ammetterlo; e forse un po’ va capito, in fondo suona come: la fine della scrittura come arte e l’inizio di un’architettura algoritmica.
Una scrittura vincolata in cui, se rispetti certe regole, ottieni risultati; se invece le violi o non ti attieni strettamente ad esse, non otterrai mai il risultato sperato…
Spoiler! Non è così, o meglio, possiamo parlarne!
Cos’è il SEO copywriting, e cosa non è
Scrivere testi orientati SEO o SEO-oriented non è limitabile, come definizione, all’infilare una keyword ogni due righe affinché un algoritmo decida che il testo merita di esistere. Quello, se mai ha funzionato, ha smesso di funzionare da anni.
Il SEO copywriting è scrivere per un lettore reale, sapendo anche come quel lettore arriva fino a te.
Un copywriter che conosce la SEO non è superiore di per sé, ma lo può diventare perché esce da quella bolla di cristallo in cui molti si mettono o ritengono di poterci rientrare.
Ci sono autori che oggettivamente scrivono così qualitativamente bene da non aver bisogno della SEO, ma in molti di quei casi si ha già una base di lettori abituali che ti conoscono e vogliono leggere quello che scrivi, perché gli interessa il tema, il modo in cui viene raccontato, o ancora le peculiarità della scrittura specifica dell’autore.
Se vogliamo, la SEO è un modo più democratizzante per farsi leggere, che richiede studio, metodo e consapevolezza per essere appresa, ma che, se utilizzata, dà la possibilità a nuovi autori, anche emergenti, di essere trovati tramite il posizionamento.
Anche se non si ha un’audience fissa, si possono intercettare persone tramite le parole chiave (“keywords”) o altre strategie tipiche SEO.
È la stessa scrittura di sempre, solo con un livello di consapevolezza in più: non solo cosa voglio dire, ma anche con quali parole qualcuno lo sta già cercando.
Il vincolo che sembra una gabbia
Chi scrive per mestiere spesso vive la SEO come un limite imposto dall’esterno: una lista di parole da inserire, una densità da rispettare, una struttura H2/H3 che sembra dettata più dall’algoritmo che dal contenuto.
Questo porta spesso ad una paura diffusa di scrivere “per Google” invece che per le persone.
Ed in parte è una paura legittima, perché capita davvero: Google “legge” i nostri articoli e li posiziona più o meno in alto rispetto agli altri, è vero…
Ma come detto in precedenza non stiamo parlando di scrivere per il motore di ricerca, ma di scrivere per le persone, per intercettare i loro bisogni, le loro “intenzioni” di ricerca, il loro “real scope”, il vero motivo per cui sono in Google, quindi sì in parte si scrive per il browser, ma per la maggior parte restante, ed è molta, se si vuole essere letti online si scrive capendo cosa viene cercato online.
Perché in realtà è un vincolo creativo, non una gabbia
Ogni vincolo forte, se preso sul serio, produce soluzioni più precise, non più povere: non è diverso da scrivere un haiku o una sceneggiatura che deve durare esattamente novanta minuti; il limite non impedisce l’idea, la costringe a trovare la sua forma più efficiente.
Le keyword non sono un ostacolo per la costruzione della frase, sono un’informazione in più su cosa sta cercando chi sta per leggerti.
Se devi parlare ad un pubblico di specialisti, specialmente se B2B, dovresti adattare il Tone of Voice, ovvero il modo in cui comunichi, oltre che al registro aziendale, al registro delle persone per cui stai scrivendo, che, se vuol essere efficace, dovrà distanziarsi per forza di cose dal registro utilizzato per parlare di cultura pop.
B2B
Se in un articolo si parla di trasformazione organizzativa e strutturazione dei processi e del personale in un’azienda, sarebbe di per sé normale adottare un linguaggio tecnico.
Ma così facendo si perde traffico, perché se una persona, anche del settore, non conosce una metodologia o uno strumento, viene automaticamente autoescluso dalla ricerca; da qui la necessità d’inserire keyword strategiche, esempi ed insight.
Non è un obbligo strutturale, ma un’opportunità strategica per fare in modo che quell’articolo possa essere letto da più persone interessate all’argomento possibile, perché aiuta a dare un taglio più preciso di quello che avresti scelto scrivendo “liberamente”.
Come si integra la ricerca keyword senza diventare meccanico
Il processo che funziona va in un solo ordine: ricerca prima, scrittura dopo. Mai il contrario.
La keyword guida l’angolo, non lo sostituisce, MAI!
Sapere che la tua audience di riferimento cerca una data parola “X” non significa scrivere un testo che ripete “X” ossessivamente: significa capire qual è il problema reale dietro quella ricerca, e risolverlo nel modo più chiaro possibile.
Quando un testo “suona SEO”, quasi sempre il problema non è la presenza della parola chiave: è l’ordine delle operazioni.
L’ottimizzazione è arrivata prima del pensiero, invece che dopo.
Le Ali della SEO
La SEO, fatta bene, non si nota: il lettore percepisce solo un testo che risponde esattamente a quello che stava cercando, senza percepire la “macchina”, il processo operativo che hai creato al di sotto, tanto più è raffinato, pensando ad esempio alle keyword long-tail, o specifiche per settore; tanto più sarà impercettibile.
E tu hai capito per chi scrivi e perché o stai ancora cercando il tuo pubblico ideale?
La SEO non è una gabbia ma un paio d’ali, devi decidere tu se usarle e come, ma non per questo va demonizzata, devi solo decidere se usarle e come, il resto dipende come sempre da te!
